Sindrome Del Campione

Purtroppo sono tantissimi i casi in cui i genitori che assistono alle prestazioni sportive dei propri figli urlano offese, insultano arbitri e allenatori arrivando anche alla violenza fisica. Così lo sport, che dovrebbe insegnare e rappresentare un utile strumento di crescita psico-fisica, può diventare causa di ansie, paure, tensioni.
Spesso, i genitori attribuiscono caratteristiche, sentimenti e aspirazioni proprie ai figli, perdendo in parte la capacità di vederli come singoli individui. Umiliazioni, offese e tensioni possono essere pertanto il frutto di adulti che cercano rivincite personali attraverso i figli e la mancanza di risultati, sia sempre responsabilità di qualcun altro.

bimbiEsport Nei bambini, al contrario, dovrebbe prevalere l’idea dello sport come gioco e divertimento, dove la collaborazione è preferita all’agonismo, anche perchè la mancanza della soddisfazione e del piacere potrebbe portare alla demotivazione e a un successivo abbandono e rifiuto dell’attività sportiva. I bambini hanno bisogno di essere lasciati liberi di giocare senza eccessive pressioni, con poche direttive: rispettare gli altri (compagni, avversari, allenatori, arbitri), rispettare le regole del gioco sportivo e divertirsi.

Questo tipo di atteggiamento, con cui si vive l’attività sportiva con agonismo, è responsabile di un particolare condizione denominata "sindrome del campione". Il bambino crea un’immagine di sè distorta, non riconoscendo i propri limiti. Un comportamento che lo porta a sentirsi già campione. Ogni evento negativo può così venire interpretato dal bambino come sfortuna o ingiustizia causata da altri, mentre ogni vittoria viene vissuta come segno della propria grandiosità. Una eventuale sconfitta sportiva viene vissuta come un fallimento personale e può essere accompagnata anche da gravi conseguenze psicologiche.

È fondamentale che i genitori siano presenti per sostenere il figlio a dare il massimo e soprattutto a stimolarlo a comportarsi bene in campo, educandolo al dialogo e all’ascolto; accettando i desideri, le qualità e i limiti dei figli, per educare al rispetto e stimolarne la crescitace